Il rispetto tutti lo vogliono ma pochi sanno che deve essere reciproco

“Segui sempre le 3 “R”: rispetto per te stesso, rispetto per gli altri, responsabilità per le tue azioni” 

Dalai Lama

Cos’è il rispetto che tutti pretendono e che tanto affolla i nostri pensieri?

Chi mi conosce sa, che per me le parole sono importanti e la loro etimologia ci fornisce sempre una buona chiave di lettura, per cui parto proprio da qui.

Il termine rispetto deriva dal latino respectus, da re-spicere guardare indietro ed è composto di re- indietro e spicio guardare.

Il rispetto è dunque il guardarsi indietro.

O meglio, la nostra attenzione deve essere proiettata in avanti, il futuro è avanti ed è sempre bene guardare avanti ma il rispetto è quel momento di dubbio, di ricerca, di riflessione che ci ferma un attimo. 

Ferma la concitazione dei nostri pensieri, delle nostre parole e dei nostri atteggiamenti.

È il voltarsi, abbandonando un istante la prospettiva della nostra corsa, che spesso è un andare avanti per inerzia o con la mente annebbiata dalla rabbia e dal rancore, aprendoci a tutto ciò ci che sta dietro ovvero quell’enorme cattedrale di sentimento, di pensiero, di valore che non esiste fuori dalle considerazioni del rispetto.

È un fenomeno intimo, di volizione spontanea. 

Non si può chiedere: il rispetto se lo chiedi si stronca. 

Se lo chiediamo lo confondiamo con una richiesta di stima, riguardo, amore, considerazione, ma la cifra del rispetto sta in quell’istantanea, spontanea, intima volontà di voltarsi e che solo per modo di dire si porta, si merita, si ha. 

Forse il rispetto si può soltanto ‘fare’.

E si fa in un modo solo: voltandosi, guardandosi dentro e cercando di mettere in atto azioni che ci portano a migliorare noi stesse, senza reagire con una richiesta di attenzione dettata spesso da rabbia, orgoglio, desiderio di primeggiare sugli altri o di apparire migliori di altri.

Il rispetto si fa, esattamente come l’autostima.

E i due sentimenti sono molto legati tra loro.
Il rispetto è la considerazione che nutriamo nei confronti di noi stessi e degli altri. 

Se desideriamo farci rispettare, dobbiamo partire da noi, costruendo ogni giorno la nostra autostima.

“Rispetta te stesso e gli altri ti rispetteranno”. 

confucio

Pretendere rispetto è prevaricazione.

Il rispetto non si impone ma va coltivato giorno dopo giorno con gentilezza e reciprocità.

Esigere rispetto è esso stesso mancanza di rispetto, quindi ricordiamoci di offrirlo agli altri, conquistando la loro stima e fiducia, prima di pretenderlo per forza.

Il rispetto è accettazione dell’altro così com’è con la sua diversità che è anche unicità.

In altre parole, è ciò che è dovuto ad ogni persona in quanto tale. 

Il comportamento del rispetto nasce sicuramente da una corretta educazione al riconoscimento dei diritti individuali, del proprio valore, della propria dignità e alla convivenza civile in cui si valorizzano e stimolano le capacità di ciascuno, senza nessun pregiudizio.

Il rispetto è un atteggiamento che favorisce le relazioni interpersonali adeguate e soddisfacenti. 

Rispettare significa tenere conto dell’altro nelle sue differenze individuali, senza cercare di manipolarle e senza pretendere che l’altro si comporti diversamente da come è, circa il suo modo di pensare, di esprimere la propria opinione, di sentire. 

Rispettare è rendersi conto che ogni persona ha diritto di essere esattamente ciò che sceglie di essere, nella piena consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

Il rispetto, come l’amore, è gratuito e senza condizioni.

Talvolta capita che nella relazione con l’altro che è diverso da noi, si voglia avere ragione nella presunzione che la nostra sia l’unica posizione possibile. Ma questa è presunzione, non rispetto.

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