Avvocato per caso o per vocazione?

A volte la vita è strana, ci sono cose importanti come la scelta di una professione che pensi di aver scelto per caso e poi scopri che rappresenta la tua vera vocazione.

E’ la storia di Silvia, che esordisce raccontandomi che è diventata avvocato un po’ per caso ma che oggi, questa professione soddisfa pienamente la sua vocazione: essere d’aiuto agli altri.

Una professione “tecnica” per certi aspetti e umana per altri, qualcosa che le riesce naturale e che la appaga pienamente.

Una professione che mette in risalto le sue qualità umane di donna che aiuta altre donne, con delicatezza, rispetto e quella capacità di guardare oltre la superficie, cercando di creare una relazione di fiducia ed empatia.

Clienti per la maggior parte donne.

Silvia infatti lavora come avvocato anche in un centro che si occupa di assistere donne maltrattate e questo la porta a dover fare i conti con la sofferenza.

Quella sofferenza profonda e silenziosa che, troppo spesso, passa per un semplice fatto di cronaca ma che in realtà, nasconde un vero e proprio problema sociale.

Ancora oggi le donne subiscono violenze psicologiche, fisiche e finiscono spesso vittime di stereotipi socio-culturali che nulla hanno a che fare con la realtà.

I diritti conquistati negli ultimi cinquant’anni sono fragili e rischiano di essere sottratti dall’oggi al domani.

Non ci sono diritti acquisiti per le donne.

silvia campese

Ne è un esempio ciò che è accaduto in America con l’abolizione dell’aborto e come accade ogni giorno, quando una donna che vuole interrompere una gravidanza, incontra un obiettore di coscienza.

Un medico e un cittadino che di fronte ad una richiesta lecita per legge, decide di opporsi per una sua opinione personale, un suo credo, rifiutando la richiesta della paziente.

Se ci fermiamo a riflettere, al di là dell’opinione personale che ognuno di noi può avere, è una questione molto delicata e per certi versi, anche molto grave.

Sul corpo delle donne, tutti sembrano poter decidere tranne le donne.

Come dice Silvia “la realtà a volte supera la fantasia” e nel suo lavoro tocca con mano le contraddizioni di un lavoro difficile e complicato, che rispecchia la nostra essenza di donne, spesso complesse ma dalle mille risorse.

Donne hanno una forza inconsapevole e dirompente perché le donne sono più forti di quello che pensano.

Le donne dovrebbero lavorare maggiormente per sviluppare il loro empowerment, diventare consapevoli delle loro risorse perché solo così è possibile una vera parità tra l’energia maschile e femminile.

Inoltre questo aspetto è fondamentale per poter prendere decisioni autonome ovvero non soggette ad influenze altrui.

Una professione quella di Silvia, che è molto di più di un semplice lavoro.

Infatti è stato ed è tutt’ora un percorso di crescita continua.
E’ un lavoro che le ha insegnato tanto e l’ha fatta crescere come donna e come madre di due figli maschi.

E’ un lavoro che richiede di riconoscere e risolvere le problematiche facendo molta attenzione all’uso delle parole.

Non è sempre facile comprendere cosa dire per risolvere problemi che hanno un grande impatto sulla vita di una donna e sui suoi figli, ma il successo sta proprio in questo: riuscirci!

Il successo per Silvia è contribuire ad apportare un cambiamento (migliorativo) nella vita delle sue assistite che, metaforicamente, può rappresentare l’uscita da un tunnel, in cui prima, non si vedeva la luce.

Quando le chiedo: “cosa suggeriresti ad una donna che in questo momento sta vivendo una situazione particolarmente difficile?”.

La sua risposta è stata: “le direi di non farsi travolgere dalle difficoltà, perché sono momenti di crescita che la vita ci mette davanti per scoprire che abbiamo molto di più di quello che pensiamo, abbiamo risorse infinite. Nella vita i momenti difficili servono per scoprire le nostre risorse, che diversamente faticherebbero ad emergere.

Direi loro di mettersi in gioco senza ascoltare le voci interne che ci dicono di non essere mai abbastanza … noi donne le conosciamo molto bene queste voci ….. Dobbiamo farlo e basta! Se riteniamo sia giusto, facciamolo.”

Questo concetto di buttarsi, trovo che sia molto interessante. Se ci pensiamo bene l’unico antidoto alla paura di non essere abbastanza sta proprio nel fare le cose ….

Non è un caso che il mantra di Silvia è sempre stato: “ci sono riuscite tante altre persone, perché non ci posso riuscire io!”.

Noi donne dobbiamo uscire da questa idea che la felicità sia legata alla perfezione, al non commettere mai errori, alla famiglia del Mulino Bianco.

La felicità è un’altra cosa.

La felicità è una ricerca continua.

E’ un equilibrio, è quell’attimo di armonia interiore, di gioia, serenità che si conquista giorno dopo giorno indipendentemente da ciò che accade, indipendentemente dalle difficoltà che incontriamo e dai momenti di disperazione.

La felicità è saper scegliere i propri pensieri; è decidere di esserlo e basta.

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